Passarono per Ebensee circa 27.000 internati. La maggioranza dei detenuti furono polacchi, cecoslovacchi, sovietici, francesi ed italiani. Gli ebrei costituirono fra il 30 e 40 % dei deportati.

Deportati sopravvissuti ad Ebensee.  L'immagine risale alla liberazione del campo del 1945

La fotografia ritrae un vasto numero di superstiti del lager di Ebensee, subito dopo la sua liberazione. Al centro, con la coperta sulle spalle, si riconosce un deportato italiano di Prato: Aldo Becucci. L’immagine risale alla liberazione del campo del 1945

Il vestiario era pessimo, specie per l’inverno: quando gli internati erano pochi, tutti avevano gli zoccoli di legno, tipici dei Lager, ma quando aumentarono, in gran parte rimasero scalzi.

I prigionieri erano costretti a lavorare tra le 10 e le 12 ore al giorno, a questo andavano aggiunte le rappresaglie dalle SS, la nutrizione insufficiente e i vestiti non adatti al duro lavoro ed alle basse temperature.

Nella fotografia si vedono due montagne costituite dai corpi dei deportati morti pochi giorni prima della liberazione del lager, gettati l'uno sull'altro.  I cadaveri si trovano all'interno del crematrio.

Nella fotografia si vedono due montagne costituite dai corpi dei deportati morti pochi giorni prima della liberazione del lager, gettati l’uno sull’altro.
I cadaveri si trovano all’interno del crematrio.

Nei primi mesi di esistenza del lager i morti venivano trasportati a Mauthausen e inceneriti nel già esistente forno crematorio ma, il crescente numero di morti, rese indispensabile la costruzione di un forno crematorio anche ad Ebensee.

Forno crematorio ebensee

Un gruppo di superstiti seduti a terra, in una baracca. L'immagine risale la mese di maggio del 1945, subito dopo la liberazione.

Un gruppo di superstiti seduti a terra, in una baracca.
L’immagine risale la mese di maggio del 1945, subito dopo la liberazione.

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